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L'inattesa e improvvisa scomparsa di Valeria Egidi Morpurgo ha, paradossalmente, fatto comparire in modo manifesto la solidità e la particolare apertura del suo contributo alla psicoanalisi e alla istituzione psicoanalitica. Il suo pensiero si fonda su una significativa base epistemologica (laurea in Filosofia a pieni voti all'Università ), che Valeria ha utilizzato mentre andava esplorando le aree più fragili e vulnerabili della psiche umana, sia negli approfondimenti teorici, sia nella cura clinica dei pazienti come psicoanalista, sia come membro attivo dell'Istituzione (Membro Ordinario della SPI e dell'IPA)1.
Per quanto riguarda gli approfondimenti teorici, il suo interesse si è rivolto alle questioni legate all'etica della responsabilità in tutte le situazioni nelle quali eventi storici e tragedie collettive hanno interrogato la psicoanalisi e chiesto al soggetto una chiara presa di posizione. Valeria non ha avuto timore di cimentarsi intorno a una delle questioni più controverse e critiche per la psicoanalisi, l'intreccio tra storia della comunità e storia del soggetto.2
Oltre agli scritti che raccolgono il suo pensiero, Valeria si è dedicata a un instancabile lavoro su queste tematiche nei Committee dell'IPA, nel Gruppo sui Traumi storici collettivi della SPI , nel Forum della FEP , e nel Work Group dell'IPA .
Con la stessa passione ha lavorato affinché la Giornata della Memoria della Shoah a Milano diventasse una scadenza intorno alla quale costruire un pensiero a più voci. Nel corso degli anni Valeria ha invitato a intervenire alla Giornata della Memoria significativi esponenti del mondo della cultura (Stefano Levi della Torre, Fausto Petrella, René Kaës, Ilany Kogan, Silvia Amati Sas, Eva Weil, Pietro Ichino,