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Qual è il suo punto di vista sull'evoluzione dell'indagine neuroscientifica dallo studio del singolo soggetto all'interazione tra soggetto e ambiente?
V. G.: Ci sono tre nozioni fondamentali essenziali per iniziare un percorso di comprensione di Soggettività e Intersoggettività: si tratta dei concetti di Corpo, di Esperienza, ma quello più rilevante per il tema di cui ci stiamo occupando è il tema della Relazione.
La relazionalità del nostro rapporto col mondo è una delle modalità preminenti che noi troviamo quando facciamo domande al cervello, quando investighiamo la correlazione tra l'attività neurale cerebrale e l'esperienza di vita. Questo lo vediamo anche nei rapporti con l'oggetto inanimato. In fondo, se ad esempio prendiamo in considerazione i cosiddetti neuroni canonici, cioè neuroni motori che guidano e controllano la traduzione della forma di un oggetto nello schema motorio per interagire con quello stesso oggetto, ebbene tali neuroni si attivano in presenza dell'oggetto anche a prescindere dalla volontà di interagire fattualmente e pragmaticamente con l'oggetto stesso. È sufficiente che io guardi l'oggetto per attivare la simulazione dell'atto motorio con cui io normalmente mi relaziono canonicamente con esso. Siamo all'interno del sistema motorio, si tratta di neuroni motori che abbiamo registrato nelle aree motorie del macaco, ma i risultati sono stati poi replicati anche nell'uomo; in sintesi, se ad un soggetto mostro un martello, un coltello, una forchetta mentre effettua una risonanza magnetica funzionale, insieme alle aree cerebrali visive si attivano anche le aree motorie che normalmente consentono