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Per commentare il ricco materiale clinico proposto generosamente dalla dottoressa Gentile, partirò da un'immagine eloquente del primo incontro tra analista e paziente, espressione di alcune caratteristiche significative della relazione che si sta instaurando: «Penso a lui come a un uccellino che si nutre di briciole e cinguetta, emettendo quindi un leggero fruscio di battito d'ali. […] Gli dico che forse mi sta chiedendo di aiutarlo a nutrire e sostenere i suoi progetti che avverte incerti e zoppicanti, come lui stesso, forse, si percepisce».
I contenuti del racconto e le modalità della presentazione di se stesso da parte di Saro evocano una rêverie che parla della fragilità di un uccellino, di una comunicazione che chiede di essere accolta e decodificata come un cinguettio o un lieve battito d'ali, di una modalità di nutrimento che appare autonoma come la facoltà di cibarsi di briciole ma che in fondo richiede che l'aiuto e il nutrimento vengano da qualcuno, dall'analista che si sente convocata a parlare-nutrire il piccolo uccellino spaventato che si è presentato al suo cospetto nelle sembianze di un giovanottone alto, lento, trascurato, scarno ed esitante nell'eloquio, forse terrorizzato dal pensiero di impazzire, come il suo amico brillante, benvoluto e in carriera che deve apparirgli ben più attrezzato di lui ad affrontare la vita adulta.
Una prima questione potrebbe essere quella di chiedersi a chi appartenga quella immagine, se sia il frutto del controtransfert dell'analista, della sua risonanza nei confronti di aspetti inconsci rimossi e/o non rimossi del paziente, o magari appartiene al paziente che convoca l'analista mediante un'identificazione proiettiva a proporre un intervento verbale che contiene le azioni del ‘nutrire’ e ‘sostenere’, o altre opzioni correlate a diverse posizioni teoriche?