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Con la traduzione di questo libro di Jean Luc Donnet, di cui Roberta Guarnieri firma l'introduzione, è finalmente accessibile il pensiero di una delle figure più singolari e rigorose della psicoanalisi francese contemporanea. Meno noto all'estero di quanto non lo siano già A. Green o R. Roussillon, con cui per anni è stato in un fruttuoso scambio, il contributo di Jean-Luc Donnet rischiava di restare in un cono d'ombra per i lettori italiani. Il suo è un percorso di ricerca lungo e costante, fatto di approfondimenti sostenuti da una sorta di passione per il metodo analitico (e il transfert): per le sue singolarità e potenzialità, ma anche per i paradossi che presenta, per i suoi nodi concettuali. Un interesse quello di Donnet che si ritrova nell'arco di una lunga vita d'analista, la cui scrittura, luogo d'après coup elaborativi e in cui l'inconscio non tace, si distribuisce nei suoi tre libri principali: La situazione analizzante , preceduta da Le divan bien tempéré e proseguita in Dire ce qui vous vient, association libre et transfert , oltreché in molti articoli e conferenze. Tutti i suoi lavori sono sotto il segno di una rivisitazione e un approfondimento costante dei suoi temi d'elezione: il metodo e le sue regole, le sue potenzialità, la questione della vettorizzazione del transfert sulla parola in seduta e correlativamente la via regia dell'agire in seduta, accanto a quella del sogno. Di questi assi di ricerca l'autore effettua scomposizioni e riarticolazioni a spirale sulla base di quella che chiama la traversata del «sito analitico». Sito come ambito che è da intendere come quell'insieme costituito dalla cornice dell'incontro clinico, dalle regole che lo organizzano e dalla processualità elaborativa a cui può dar luogo utilizzando le potenzialità di conoscenza e di cura che lo singolarizzano.
La lettura impegnativa che comporta La situazione analizzante non toglie nulla al suo interesse, tanto più in un contesto psicoanalitico come quello contemporaneo, cara