You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
A dieci anni di distanza da Passaggi Segreti. Teoria e tecnica della relazione interpsichica, Stefano Bolognini torna a lavorare sui temi che gli sono cari - il Preconscio come via percorribile verso l'Inconscio, il rapporto fra l'Io Centrale e il Sé, il non-Sé come Altro sia interno che esterno, i processi di familiarizzazione dell'Io con il Sé, gli equivalenti psichici dei processi inter-corporei, la sintonizzazione, la fusionalità e la micro-fusionalità diffusa, l'empatia - tutti temi che trovano una coerente configurazione intorno al concetto centrale di «interpsichico,” al quale è appunto dedicato il sottotitolo di questo libro. Bolognini ha coniato il termine di «interpsichico» per riferirsi a un'area mentale, o meglio a una condizione psichica, che ha la sua origine nella fusionalità fisiologica primaria fra due apparati mentali e che, a differenza delle più note nozioni di «intersoggettivo» e di «interpersonale,” non chiama in causa né il soggetto né la persona (70). L'interpsichico non indica una condizione strutturale ma solo una modalità di funzionamento fra due individui, il cui prototipo è costituito dallo scambio cooperativo fra il lattante (bocca) e la madre (capezzolo) per poi andare a definirsi nel corso della vita come: «[…] l'equivalente - sul piano psichico - dell'esperienza intima di due individui che entrano in contatto ravvicinato e che si compenetrano fisicamente (suzione nutritiva, bacio, accoppiamento) tramite l'utilizzo di porte di accesso al Sé (equivalenti anch'esse delle aperture corporee fisiologiche) volte a permettere lo scambio in una relazione arricchente e non intrusiva» (71).
Questo tipo di funzionamento, presente nelle esperienze di contatto intimo e significativo con l'altro, è una forma di «temporanea e transitoria condizione di fusionalità commensale e cooperativa […] che fa parte del normale, buon convivere mentale fra esseri umani» (74).
Con la maestria narrativa che lo contraddistingue (già conosciuta da chi ha letto i racco