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La sfida del 51°Congresso IPA (Londra, 24-27 luglio 2019) è stata di aggiornare e ripensare le prospettive psicoanalitiche classiche, e le loro ripercussioni nella clinica, sul «Femminile» psichico di entrambi i generi, come polarità sulla quale, insieme al «Maschile,” non solo si fonda la sessualità e la procreazione, ma si anima la struttura stessa della nostra vita individuale, sociale, familiare e culturale1. Il contributo italiano si è articolato nelle giornate pre-congressuali e congressuali, con ricchezza di partecipazione e di contenuti (18 Panel, 6 Gruppi di discussione, 3 Film commentati, senza contare i contributi del pre-congress). Impossibile quindi entrare nel merito di ciascuno, ma qui si vuole dare un'idea impressiva dell'articolato dialogo che ha stimolato quest'occasione-evento internazionale.
Cominciando dal Pre-Congress, Andrea Marzi, all'interno di un lungo Panel (organizzato da Jill Scharff, Chair), dedicato all'analisi da remoto (tema quanto mai interessante in questi tempi di pandemia), ha presentato il caso di un giovane dalla personalità borderline che, dopo un congruo numero di anni di analisi di persona, ha dovuto assentarsi per un po' di mesi per seguire il progetto Erasmus. Marzi ha mostrato i dilemmi teorico-tecnici ed etico-deontologici nell'elaborazione - fatta col paziente - della complessità della scelta di attivare una modalità di relazione in videoconferenza (analisi da remoto), in cui gli elementi transferali e controtransferali della relazione hanno assunto un ruolo decisamente centrale. L'esperienza da remoto, con la sua specifica condizione, grazie all'elaborazione cui ha costretto la coppia analitica, ha infine trovato una rinnovata dimensione di campo ed una maggiore vicinanza emotiva della coppia medesima, permettendo un proficuo lavoro analitico, in attesa di ritrovarsi di nuovo di persona.
A questo Panel pre-congressuale ha partecipato anche un altro analista della SPI, Mino Zanchi, con contributi personali.