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In un'affollatissima sede della Società Psicoanalitica Italiana di via Panama a Roma, si è svolto il convegno che ha raccolto intorno a un tavolo filosofi, neuroscienziati, psicologi dell'età evolutiva, psicoanalisti, per fare il punto sulla ricerca riguardante il concetto del Sé, esaminato dai vari vertici e punti di osservazione. Ne è risultata una polifonia di voci che hanno dato vita a un insieme armonico, pur nelle differenziazioni; sono stati illustrati dai vari relatori i progressi fatti nei rispettivi campi di competenza, le ultime ricerche di Gallese e Northoff sul funzionamento del sistema nervoso, l'estensione dei paradigmi della psicoanalisi rispetto a quelli più tradizionali (come si evince dalle relazioni di Moccia, Falci, Mattana), gli studi nel campo della psicologia infantile riportati da Delafield-Butt e Riva Crugnola, gli attuali paradigmi filosofici indicati nella dissertazione di Di Francesco.
Pregio del convegno è stato che le nuove acquisizioni nei vari campi, presentate nelle loro linee di continuità e/o rottura con i precedenti paradigmi, sono state presentate in modo tutt'altro che dogmatico ma piuttosto aperto a interrogativi; si è potuto intravedere la necessità e la direzione in cui può andare avanti la ricerca, con una particolare attenzione rivolta ai campi di studio limitrofi e alle possibili concordanze, come ha suggerito Moccia nel suo intervento di introduzione ai lavori, individuando in questa parola chiave uno dei principi ispiratori dei lavori del convegno. Mi sembra che tali concordanze abbiano trovato, in tutte le relazioni, una centralità intorno all'idea che il Sé si sviluppa a partire dall'esperienza corporea del neonato che incontra l'ambiente, imprescindibile determinante della sua costituzione.
In particolare Gallese ha sottolineato come le emozioni acquistino significato nell'ambito della relazione con il mondo esterno: la loro espressione corporea consente una rapida comunicazione intersoggettiva attraverso il meccanismo