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Il CMP e la sezione locale milanese INT hanno organizzato a Milano, il 18 gennaio 2020, un'interessante giornata di studio sul tema della «formazione permanente» degli psicoanalisti. Tutto esaurito nei posti per la mattinata, aperta agli esterni, molte e vivaci le presenze nel pomeriggio, dedicato ai soci. Hanno aperto e coordinato la giornata Laura Ambrosiano e Cristina Saottini.
Sono intervenuti, come relatori, Antonello Correale (psicoanalista SPI, Roma), Roberta Patalano (economista e psicologa, ricercatrice presso l'università di Napoli Parthenope) e Antonio Samà (Senior Lecturer Leadership and Management Canterbury UK). Dunque, tre formazioni e prospettive disciplinari differenti che, proposte con un linguaggio chiaro ed efficace, differenziato ma integrabile, hanno fornito un esempio di circolarità virtuosa e di buona interdisciplinarietà.
L'idea di scrivere un report di questa giornata nasce sia dagli stimoli provenienti dai contributi dei relatori e dai numerosi interventi dei partecipanti, sia dall'aver percepito un clima di spontaneità e franchezza nel dibattito, che hanno creato un senso di generale soddisfazione. Torneremo su questo, segnalando in partenza alcuni dei punti più significativi offerti dalle relazioni.
Il problema affrontato nel corso della giornata è riconducibile a un tema individuato come centrale sin dagli albori della psicoanalisi: come si possono affrontare i rischi connessi con la fragilità e la deperibilità della funzione analitica? Quali sono le funzioni che si acquisiscono col training che possono irrobustire e stabilizzare l'identità professionale degli psicoanalisti? E quali sono le competenze che vanno valorizzate e coltivate negli anni che fanno seguito all'associatura?
Antonello Correale ha sottolineato le ragioni dell'incontro e i rischi intrinseci al lavoro dello psicoanalista. Dimensioni legate alla solitudine, a riferimenti teorici diversi e non necessariamente compatibili, al rischio costante di semplificazioni a difesa da m