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Voglio segnalare questo convegno innovativo e multidisciplinare proposto da Alfredo Lombardozzi, Segretario Scientifico del Centro CdPR, per pensare ad una emergenza dirompente nella vita e nella psiche di tutti. L'approccio del convegno alla complessità del cambiamento climatico ha indagato i link tra psicoanalisi, scienza, etica, salute mentale e fisica, disuguaglianze, economia e religione.
Il premio Nobel P. Crutzen coniò il termine Antropocene per l'attuale era geologica in cui Homo Sapiens ha un tale impatto sugli ecosistemi da trasformare radicalmente il clima e la configurazione del globo, creando le condizioni della propria estinzione. Un'Era in cui regna la negazione dell'interdipendenza tra uomo e natura, nella illusione di dominarla (Lombardozzi) e in cui i cambiamenti climatici emergono come intensa, minacciosa e intima questione culturale perché mettono in crisi il concetto occidentale di natura e le relazioni con altri soggetti non-umani che storicamente erano state valorizzate da molte culture. La CO2 irrompe così come un nuovo soggetto politico e non solo atmosferico. (Mauro Van Aken). La comunità degli scienziati del clima da decenni sta lanciando allarmi basati su evidenze incontrastabili che però si infrangono in una ‘Grande cecità’. Anche il nuovo movimento Fridays for Future ci avverte che ‘il tempo stringe’.
Riviste internazionali quali Time e The economist dedicano copertine all'allarme per l'accelerazione del Global Warming. Libri e pubblicazioni parlano ormai di catastrofe con titoli quali Cronache da una catastrofe e Confronting catastrophe. Ma cosa stiamo vivendo? Una crisi? Una catastrofe? Oppure quella che Origene nel III secolo d.C. coniò come Apocatastasi, tempo della fine che non finisce di finire? È un processo peggiorativo costante, una malattia degenerativa che progressivamente