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Il n. 3/2020 della Rivista propone nella prima parte quattro articoli originali che affrontano sia temi clinici, sia questioni istituzionali. Il primo articolo di Claudio Arnetoli invita a riflettere su quella che viene definita «la funzione di loving» dell'analista. A partire da una lucida rivisitazione del concetto di transfert e della sua evoluzione dal primo modello freudiano alle successive espansioni attraverso la teoria delle relazioni oggettuali e lo sviluppo della teoria del Sé, Arnetoli sottolinea come si è progressivamente affermata la consapevolezza dell'importanza della dimensione reale degli oggetti di accudimento e il riconoscimento «della funzione svolta dai fattori affettivi, intersoggettivi e interpsichici nei rapporti di accudimento e nella relazione analitica». Partendo dalla constatazione che nell'altro c'è sempre una richiesta rivolta all'oggetto di essere amato e passando in rassegna le varie teorizzazioni (Winnicott, Balint, Bowlby, ecc.) che hanno contribuito alla riflessione, Arnetoli sottolinea come la funzione di loving in quanto capacità di amare in modo adatto rappresenta un elemento centrale nel promuovere lo sviluppo psichico. E come la dimensione evolutiva del transfert tende proprio a cogliere e sottolineare «l'aspetto intersoggettivo, poietico, (…) costruttivo degli affetti che confluiscono nella relazione». Arnetoli nel suo contributo, attraverso un ricco riferimento clinico, dimostra non solo la legittimità della richiesta di amore del paziente, ma anche come la funzione di loving rappresenti una decisiva caratteristica e qualità dell'analista che si pone come «contenitore efficace». La capacità di rispondere alle richieste d'amore del paziente richiede anche da parte dell'analista di sintonizzarsi sulla qualità di tale richiesta e, attraverso una costante e puntuale attività interpretativa, aiutarne la trasformazione.
Il contributo di Rita Corsa riguarda, invece, un ambito specifico delle trasformazioni biotecnologiche ed esplor