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Il vorticoso evolvere delle scienze biotecnologiche sta provocando delle ricadute imprevedibili sui profili psicosomatici individuali: il corpo umano sta acquisendo un'inedita struttura, fatta non solo di eredità genetica ed esperienziale, ma pure di macchina. Nel presente contributo si tenta di avanzare delle ipotesi di clinica psicoanalitica sui nuovi pazienti portatori di protesi artificiali salvavita. La violazione del corpo a opera di oggetti inorganici dal potere salvifico crea perturbanti ibridi corpo/macchina e traccia inedite geografie dello psicosoma. L'A. sviluppa i concetti intersoggettivi, inediti e tra loro complementari, di oggetto terzo sintetico e di rêverie umanizzante e li fa dialogare con quello ben noto di chimera (de M'Uzan e Ithier), proponendoli come dei preziosi sestanti nel lavoro analitico con tali pazienti, nominati biotech. Il discorso è supportato da un ampio ventaglio di esemplificazioni cliniche.
PAROLE CHIAVE: Biotecnologie, oggetto terzo sintetico, rêverie umanizzante, chimera.