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Nota al pubblico psicoanalitico internazionale per gli scritti sul metodo e per un'antologia freudiana, Schmidt-Hellerau ha svolto la propria formazione psicoanalitica a Zurigo e vive, da vent'anni, a Boston. Il titolo, «fulminante», in inglese, Driven to Survive è il manifesto della teoria che sarà esposta nel volume: una sostanziosa raccolta di articoli (460 pagine) pubblicati a partire dal 2000.
La parte teorica, maturata in anni di studio del testo freudiano, e ancorata alla pratica clinica, sollecita a un confronto intenso. Schmidt-Hellerau si propone di far luce sulla dimensione autoconservativa e conservativa dell'oggetto, idea, a suo avviso, trascurata: bisogna espandere la nozione originaria freudiana per arrivare a un concetto, oggi, più fruibile. «Il modello originario [freudiano] della mente si fonda su due sole nozioni: pulsione e struttura» (8, trad. mia). La scelta del termine structure deriva dal fatto che: « Freud inizialmente organizzò la sua teoria intorno alle nozioni più comuni (all'epoca): sistema, delegazione, rappresentazione, che rientrano nella categoria delle (macro- o micro-) strutture. Solo verso il 1923 cominciò a pensare alla mente in termini di «struttura». Ma, nel linguaggio attuale, possiamo usare il termine unificante «struttura» per tutti questi concetti, incluse le rappresentazioni» (460 pagine, nota 2). Da tale premessa segue che le pulsioni riforniscono la mente di energia e le strutture organizzano e bilanciano l'energia, con l'obiettivo dell'omeostasi.
Per Schmidt-Hellerau, il concetto di pulsione è il perno della «teoria della mente» elaborata da Freud. Osserva, poi: «Siamo spinti a sopravvivere» (2), non solo quando siamo colpiti da eventi in cui la nostra esistenza è messa a repentaglio, ma in ogni momento, nella quotidianità. Eppure, dal punto di vista psicoanalitico, è come se avessimo smarrito le parole per considerare il bisogno di conservare noi stessi e l'oggetto. Questo è curioso, prosegue, è una macchia cieca nella t