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Cari colleghi,
con questo numero si conclude la mia direzione della Rivista. Come dicevo nel mio stesso programma elettorale, la Rivista è un patrimonio di tutti i soci e i soci sia nella veste di autori che di lettori ne sono protagonisti. Insieme a tutta la Redazione siamo grati a tutti i colleghi che in questi quattro anni ci hanno seguito e hanno contribuito con i loro lavori ad arricchire i nostri numeri, altrettanto grati siamo a tutti coloro che ci hanno dedicato tempo leggendoci.
Abbiamo scelto di chiudere il nostro quadriennio con un numero monografico dedicato alla trasmissione della psicoanalisi. Si tratta di un tema centrale per la nostra disciplina, che riguarda non solo il traininge la formazione dei nostri candidati, ma le forme stesse in cui il patrimonio psicoanalitico si consegna di generazione in generazione, anche nel suo rapporto con l'Istituzione. Una riflessione su questi temi ci è sembrata tanto più opportuna, pensando al momento storico che stiamo attraversando. Non solo sono stati messi in discussione alcuni assunti consolidati relativamente ai modelli e parametri della formazione - il tema delle Eitingon Variations ha, infatti, sollecitato un dibattito ampio e trasversale alle diverse società - ma la stessa pandemia ci ha costretti a rivedere molte posizioni relativamente all'analisi a distanza e ad altri aspetti del setting fino a questo momento considerate «tabù». A questo panorama si accompagnano le continue riflessioni volte all'ampliamento e aggiornamento dei programmi di insegnamento, attraverso l'inserimento di discipline contigue, per es. le neuroscienze, così come alla necessità di garantire una formazione continua per gli analisti formatori.
A un primo gruppo di articoli di testa che aprono il numero e affrontano il tema della trasmissione secondo prospettive diverse e generali, seguono quattro sezioni che entrano nello specifico e approfondiscono alcuni aspetti della formazione. Nel mio articolo di apertura affronto la questione de