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L'autrice propone in una prima parte una riflessione sulla letteratura riguardante la formazione analitica, che fa unanimemente riferimento all'intima contraddittorietà e al paradosso dell'intento di insegnare una disciplina basata su «la sicura convinzione dell'esistenza dell'inconscio». In una seconda parte, per andare oltre l'impasse, per non ricadere in schemi prescrittivi scolastici, ma anche per non rinunciare all'intento di trasmettere strumenti validi per l'espansione della conoscenza/ cura di sé e dell'altro da sé, avendo come confine solo l'orizzonte asintotico dell'O di Bion, indica come necessaria per la formazione psicoanalitica la dimora e l'attraversamento in alcune aree di esperienza e conoscenza, messe a disposizione dello psicoanalista in formazione dall'istituzione e ricercate anche autonomamente. Sono aree ampie e diverse, tra le quali ogni allievo può tessere connessioni e costruire modelli, modi di pensare e di lavorare psicoanaliticamente.
PAROLE CHIAVE: Analisi personale, formazione psicoanalitica, istituzione psicoanalitica, lavoro in gruppo, supervisione, training.