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Se soltanto guardiamo il titolo di questo libro appassionante di Cristina Cimino, ci rendiamo conto dell'impegno che l'Autrice si assume con il lettore. L'impegno consiste nell'affrontate il percorso, che attraversa, nel pensiero analitico, il tema della morte.
La morte, come l'Autrice la presenta, è in realtà un condensato di temi, ognuno dei quali contiene in sé un elemento di drammaticità, ma anche di necessario affrontamento della realtà, affrontamento certo difficile, ma portatore di grande coraggio e determinazione una volta attraversato.
La morte è dunque innanzitutto la morte fisica, l'inevitabile destino che ogni essere vivente è obbligato ad incontrare. Ma la morte è anche l'irreparabile trascorrere del tempo, la caducità di tutte le cose, l'alternarsi di presenza e assenza nella storia dell'individuo, dei gruppi e di tutta le società.
Ma l'Autrice ci ricorda ad ogni passo anche che, alla morte, è collegata in modo inestricabile quella oscura tendenza alla quiete, all'inerzia, all'immobilità, che è attiva in ogni soggetto e che spinge a un punto zero dell'esistenza, in alternativa al piacere, ma anche alle fatiche di Eros. Parliamo della pulsione di morte, la cui scoperta turbò Freud così profondamente e inoltre lo rese consapevole che la psicoanalisi deve fronteggiare un continuo conflitto tra due istanze opposte.
Morte è anche la coazione a ripetere, che colla pulsione di morte è strettamente connessa e che costituisce un ostacolo così formidabile al progredire dell'analisi. La tendenza insistente a tornare sul trauma alla ricerca di un già noto anche se penoso, rispetto invece ad un nuovo e non ancora sperimentato. La difficoltà a soggettivarsi, a definirsi, a riconoscere in sé risorse e qualità proprie, tutto questo fa parte di questa pesante propensione del soggetto alla ripetizione.
E poi la violenza, la sopraffazione, la rivalità invidiosa, il narcisismo, che spingono a considerare il potere come obiettivo unico e insostituibile, che convinsero Freud a r