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In questo libro Fred Busch raccoglie 42 lettere rivolte ai candidati da parte di analisti di training provenienti da diverse parti del mondo. La lettura apre inoltre alla potenziale discussione sulla formazione psicoanalitica tra e con gli analisti di training stessi, anche in ragione delle differenze a seconda delle provenienze geografiche e culturali. Il Nord America è la regione più rappresentata numericamente, seguono i contributi di analisti europei (tra cui tre italiani: Stefano Bolognini, Paola Golinelli, Paola Marion), poi di sudamericani ed infine di analisti mediorientali.
I contributi dei diversi autori attingono ai ricordi diretti della loro esperienza di training, del clima culturale, accademico e scientifico che segnava lo sviluppo della psicoanalisi in quegli anni. Questo sguardo retrospettivo consente innanzitutto di cogliere il senso intimo di un'esperienza di crescita che non può che essere personale e i canali attraverso cui questa crescita esperienziale si è potuta svolgere: l'analisi e l'analista di training, le supervisioni e i supervisori, l'istituto di appartenenza, la presenza del gruppo e il lavoro nel gruppo con le sue complesse dinamiche, il rapporto con i colleghi locali, di altri istituti e di altre nazioni del mondo. Alla memoria personale si associa la riflessione su ciò che la psicoanalisi e il training sono divenuti nel corso degli anni, in un mondo psicoanalitico e attraverso periodi storici che sembrano essere nel frattempo radicalmente mutati.
Le tematiche affrontate sono molteplici, ma sembrano organizzarsi intorno a tre principali coppie di polarità, ciascuna di esse potenzialmente conflittuale e dunque anche creativa.
La prima polarità concerne il rapporto tra la necessità di stabilire la propria specifica identità analitica e la tendenza all'idealizzazione. Sviluppare la fiducia in un corpus di conoscenze, di tecniche e nella possibilità di riconoscersi in un'appartenenza culturale e istituzionale sono certamente elementi essenz