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I cambiamenti climatici, insieme all'inquinamento e all'illimitato sfruttamento delle risorse del Pianeta, rappresentano oggi una problematica che assume il carattere dell'urgenza, sia per l'estrema gravità che, soprattutto, per il rischio dell'irreversibilità di tanti processi.
Il primo drammatico dato da considerare riguarda, come è noto, il surriscaldamento globale, dovuto prevalentemente alle emissioni dei cosiddetti «gas serra», aumentati dal 1970 ad oggi del 70%, e provocati dalle deforestazioni, dal largo uso di combustibili fossili e dalle scorie con effetti tossici. Viene stimato che a causa dell'effetto serra, entro la fine del XXI secolo, si può arrivare ad un aumento della temperatura globale del nostro pianeta compreso fra 1,8 e 4 gradi centigradi1.
L'incremento della temperatura atmosferica può portare ad ondate di calore, alla comparsa di eventi metereologici estremi (come siccità, precipitazioni eccezionali, inondazioni, cicloni tropicali), all'aumento di inquinanti «temperatura dipendenti» (come l'ozono ed il particolato), alla maggiore diffusione di vettori ed infezioni tipiche delle aree tropicali, alla riduzione della disponibilità di acqua e di cibo, con conseguenze sulle migrazioni e innescando conflitti e tensioni tra i popoli2. Inoltre, le previsioni dei climatologi avvertono dell'innalzamento delle acque marine, con l'aumento della salinità degli oceani e l'erosione delle coste, del rischio di inondazioni e del ritiro dei ghiacciai e delle calotte polari, come ormai le cronache attuali ci mostrano3. Infine, secondo una ricerca del 20174, si sarebbe riscontrato l'aumento di 7 volte il livello di mercurio nei pesci che possono così intossicarci.