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Se non avete problemi a sapere costantemente che ora sia, né a controllare dove siete, nel vostro studio o magari in vacanza - questi luoghi potrebbero paradossalmente confondersi nel senso che il lavoro per qualcuno è una vacanza mentre per altri è proprio la vacanza ad essere un lavoro - allora potete iniziare la grande avventura che consiste nel leggere questo libro.
Non senza sperimentare dolore.
Lo dice l'autore stesso, a chiare lettere: «L'approccio multidisciplinare che anima questo libro […] rischia di essere molto doloroso. Ti sentirai cacciato via dai legittimi proprietari di un campo che non ti appartiene e che non sei all'altezza di far produrre. Ti sentirai ignorante e pieno di rabbia e di invidia per l'adeguatezza dei linguaggi e la capacità di controllo sperimentale che ha chi in quello spazio è diventato adulto rispetto a te destinato, nel campo che non ti appartiene, a restare comunque bambino per sempre» (20).
Mi sono sentita così, esclusa da un sapere che non è il mio e che Margherita utilizza, con leggerezza e sapienza pur ammettendo di non conoscerlo, per costruire continue metafore nelle quali, se da un lato ci si perde, dall'altro improvvisamente si giunge a punti di vista, «belvederi panoramici», da cui godere di un paesaggio psichico, intrapsichico, interpsichico, intersoggettivo, nonché transoggettivo e transumano, inaspettato. Per questo mi pare utile sottolineare la necessità per chi legge, di appassionarsi anche se, a momenti si farà l'esperienza, fondamentale e necessaria nel lavoro dello psicoanalista, di non capire tutto. Forse di non capire nulla. Momentaneamente.
Margherita non ha scritto queste pagine per «far capire» dei concetti, ma per permettere al lettore l'esperienza di emozioni che oscillano tra il riconoscersi, il sentirsi finalmente compresi, e la rabbia e l'invidia per non riuscire ad avere accesso, o ricordare, quando si ha a che fare con i grandi gruppi, come l'autore in simili questioni se la sia cavata. Non è un testo esp