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L'ultimo libro di Franco De Masi è una sintesi del suo ampio lavoro teorico-clinico sulla psicosi. I numerosi contributi precedenti dell'autore rappresentano una sorta di mosaico che in questo libro (tradotto anche in inglese e francese), appare nella sua versione più completa. A partire dalla sua esperienza clinica De Masi ci trasmette il suo pensiero intuitivo aperto al non ancora conosciuto e all'irrisolto e ci offre una chiave di lettura orientata alla ricerca di una specificità dell'origine del disturbo psicotico e delle varie dimensioni che lo caratterizzano. Il libro è diviso in tre parti. La prima parte ripercorre gli approcci teorici e clinici che si sono sviluppati nel pensiero psicoanalitico partendo da Freud.
L'autore divide i modelli teorico-clinici sulla psicosi in non sistematici o eclettici - guidati da un pensiero intuitivo- e sistematici cioè guidati da un pensiero più strutturato. Nei modelli eclettici include soprattutto, ma non solo, gli autori nordamericani cosiddetti «pionieri»; nei secondi i modelli kleiniano e post-kleiniano fino a Bion. Lo sguardo rivolto a questi autori è sempre rispettoso del loro modo di lavorare, descritto in dettaglio e teso a evidenziare le intuizioni del loro approccio che li rendono «contemporanei».
Come non ricordare la terapia intensiva di Frieda Fromm-Reichmann (1959) che propone come fattore terapeutico principale della psicoterapia intensiva dei pazienti psicotici la relazione analitica e il lavoro sulla parte non psicotica della personalità; oppure quella di Searles (1965) che, attraverso il cosiddetto transfert simbiotico, tenta di raggiungere il paziente psicotico identificandosi profondamente con lui e raggiungendo i suoi bisogni regressivi. E ancora, la terapia riparativa di M.me Sechehaye (1950) che si concentra sui traumatismi precoci che conducono ad una disumanizzione del soggetto, o quella di Paul Federn (1952) che insiste sul difetto del confine dell'Io inteso come organo percettivo che disfunziona e n