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«Benvenuti alla prima, e spero ultima, conferenza della FEP online». In queste parole del presidente della FEP Heribert Blass si condensano bene i sentimenti e le aspettative, contrastanti e per certi versi paradossali, che hanno accompagnato i lavori dell'annuale conferenza della Federazione Europea di Psicoanalisi in cui la «realtà» della pandemia con la sua imprevedibilità e la sua ineluttabilità ha fatto letteralmente irruzione.
Argomento quanto mai profetico questo delle «realtà» - scelto a suo tempo per la conferenza prevista a Vienna nell'aprile dello scorso anno, poi annullata per l'esplodere della pandemia da coronavirus e infine riproposto per la conferenza del 2021 - che si è caricato di un senso e di risonanze addirittura inimmaginabili fino allo scorso anno.
La necessità di adeguarsi a questa nuova «realtà» e, d'altro canto, la riluttanza ad accettare le trasformazioni più profonde cui sembra rimandare, appare ben sintetizzata dalla speranza che si tratti di uno stato d'eccezione e che non debba più ripetersi, che non imponga cioè un cambiamento di abitudini e attitudini relazionali e financo psichiche che appaiono al momento non desiderabili.
È dunque un incontro che si è aperto esplicitamente sotto il segno della «perdita», della rinuncia, come segno inequivocabile di ciò che la realtà esterna richiede all'individuo se vuole continuare a conservare e a perseguire le sue aree di investimento: quasi una esemplificazione da manuale della più classica delle necessità del riconoscimento del principio di realtà, proprio per assicurare la continuità del principio di piacere.
Ma naturalmente i molteplici livelli di realtà, le realtà appunto, al plurale, che la teoria psicoanalitica riconosce e che il metodo psicoanalitico ci consente di esplorare, si intrecciano e si dipanano attraverso i lavori congressuali: realtà materiale esterna e realtà psichica, realtà inconscia e realtà traumatica, cui si aggiunge rideclinando tutte le precedenti la realtà virtuale e la r