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Nel ricordare la scomparsa di Lydia Pallier emergono ricordi, tra chi l'ha frequentata come analista, amica e Maestra di psicoanalisi, che convergono e, allo stesso tempo, vengono vissuti da ognuno in una forma del tutto originale. Per questo in questa breve ma intensa commemorazione si è pensato di mantenere lo spontaneo fluire di tre testimonianze diverse.
Lydia trasmetteva il senso di stabilità di chi era in contatto con gli aspetti più vulnerabili di se stesso e, allo stesso tempo, ne aveva fatto motivo non solo di riflessione ma anche un fattore di forza della sua personalità e una spinta a pensare. La sua rara capacità era quella, sul piano del pensiero psicoanalitico e su quello più personale, di combinare il buon senso con la spinta alla trasformazione. Un'idea comune, condivisa o apparentemente semplice, diveniva un elemento imprevedibile e spiazzante che metteva in contatto con qualcosa che prima era sconosciuto.
Lydia era sempre un'interlocutrice affettuosa e presente che offriva la sua esperienza e il suo pensiero in modo generoso e condivideva le sue convinzioni e riflessioni sulla vita, sulla storia, sulla politica e sulla cultura facendo entrare la «realtà» nella stanza d'analisi senza saturare il campo emotivo, anzi (e questa era una sua grande capacità) creando le condizioni per poi rilanciare la libertà associativa senza mai perdere il punto di vista psicoanalitico.
Sul piano più personale Lydia, oltre ad essere stata la mia analista ed un punto di riferimento per tanti anni, insostituibile come lo è stata per tanti di noi, fino alla sua morte dolorosa e inaspettata nonostante la sua età, è stata anche una cara amica affettuosa e presente. Le cene con lei e Soavi, compagno della sua vita, sono sempre state molto piacevoli. L'ironia a volte anche un po' pungente, l'affetto e la libertà di pensiero in amicizia creavano un clima sottile e denso di vicinanza e di empatia. Si respirava un'atmosfera che penso in qualche modo riproducesse lo stile di pensier