You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
«Aveva anche imparato come si può distruggere l'anima di un uomo. Un'anima può essere distrutta in tre modi: attraverso ciò che ti fanno gli altri; attraverso ciò che gli altri ti costringono a fare a te stesso; e attraverso ciò che tu stesso decidi di farti. Ognuno di questi tre metodi è di per sé sufficiente: certo in presenza di tutti e tre, il risultato è impareggiabile».
In questo lavoro intendo esplorare come la presenza di un oggetto invasivo possa portare alla formazione di un Super-io patologico che minaccia la sopravvivenza dell'Io e ne ostacola lo sviluppo. L'identificazione patologica, nelle prime fasi dello sviluppo, può danneggiare l'integrazione del Sé infantile creando nel paziente vissuti di frammentazione, un senso di colpa persecutorio e un senso di irrealtà. Un eccesso di proiezioni da parte dell'oggetto primario nel bambino di angosce depressive e terrorizzanti non si limita a gettare un'ombra difficile da elaborare ma può diventare una parte aliena che porta a un progressivo senso di non esistenza. Nelle fasi precoci della loro vita, i pazienti che hanno vissuto una relazione con caratteristiche di invasività sono sottoposti ad un'esperienza violenta e continua che porta a un disturbo del senso centrale del Sé (Williams, 2010). Attraverso un caso clinico, riconducibile a un quadro melanconico, descriverò i fattori ambientali e le dinamiche interne che possono contribuire alla formazione di questo doloroso e precario stato del Sé e di come, all'interno delle sedute,