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Il presente testo è inseparabile dal lavoro di riflessione svolto dal 2013 all'interno del Working Party sulla Psicosomatica della Federazione Europea di Psicoanalisi. Nove analisti di sei paesi e di cinque lingue differenti, che per la maggior parte non si conoscevano affatto, e che all'inizio del 2013 hanno cominciato a lavorare insieme partendo dalle loro esperienze: in sintesi una scommessa un po' folle, che tuttavia ha costituito un'esperienza appassionante per i partecipanti, tanto sul piano personale che professionale, e che ha prodotto il libro Experiencing the body: a psychoanalytic dialogue on psychosomatics, pubblicato nel 2019 da Karnac (Press et al., 2019). L'impresa è continuata con diverse traduzioni, di cui una italiana (Press et al., 2020). In ciò che segue, mi limiterò in maniera volutamente selettiva a rilevare alcuni aspetti del nostro lavoro comune che sono stati per me di importanza particolare. Tornando in seguito su un verso di Goethe che ha ispirato il mio titolo, nonché sul passaggio del primo Faust da cui è tratto, presenterò qualche riflessione personale sulla mia maniera di considerare il lavoro in psicosomatica; si potrebbe dire, sulla mia personale cucina messa a punto nel corso degli anni - e in particolare in questi ultimi anni attraverso gli scambi con i miei colleghi del Working Party - prima di fornirvene degli esempi clinici.