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Negli anni Cinquanta Ernest Jones, mentre era intento a scrivere il terzo volume della Vita e opere di Freud ricevette una lettera da Anna Freud contenente le proprie impressioni sul capitolo dedicato all'Occultismo (1957), di cui aveva appena letto l'anteprima. In essa è abbastanza evidente il rammarico per come Jones avesse trattato la questione del transfert del pensiero, un argomento che era stato così a cuore al padre.
Caro Ernest,
ho trascorso diverse serate in compagnia di tutte quelle cose interessanti che mi ha dato da leggere. Anzitutto i suoi due capitoli.
Sono stata felice del capitolo XV sull'Arte. È stato confortante vederla sviluppare correttamente quanto ha messo insieme intorno a questo soggetto che mi aveva sempre lasciato insoddisfatta. Nessuno avrebbe potuto cogliere più esplicitamente di quanto lei ha saputo rendere qui quello che mio padre provava e conosceva sull'argomento e da cosa invece rimase distante. È davvero convincente e buono.
Vedi per una trattazione complessiva: Pierri (2018).
Page 597È forse fin troppo ovvio che non abbia avvertito proprio la stessa sensazione con il capitolo XIV sull'Occultismo. Mi ha dato l'impressione che qui lei si sia limitato alla posizione di un critico esterno, invece di guardare a questo tema con gli occhi di mio padre come era riuscito a fare per l'«arte». Questo è forse inevitabile, vista la sua divergenza intellettuale su questo punto. Ma non ne sarei così sicura. Ho l'idea che lei non sarebbe stato in disaccordo se avesse potuto percepire più profondamente le emozioni che egli provava sull'argomento.
Potrei rammentarle al riguardo la nostra conversazione a pranzo, la scorsa settimana. Provi a ricordare quello che le dissi a proposito delle «superstizioni» messe in scena quando si andava in cerca di funghi. Quale totale assurdità ma nello stesso tempo che divertimento, come se giocassimo ad essere persone che credono in questo genere di cose. C'erano sicuramente degli altri