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Mi fa particolarmente piacere introdurre questo primo approfondimento sul contributo della psicoanalisi dei bambini e degli adolescenti, a cui nel corso dei prossimi quattro anni abbiamo pensato di farne seguire altri, per soffermarci di volta in volta su diversi stili, pensieri, originalità che questo campo d'indagine può offrire al pensiero psicoanalitico nel suo complesso. Sono convinta infatti che la lettura dei lavori di Tonia Cancrini, Mirella Galeota e Daniele Biondo, restituirà immediatamente il senso della parola che abbiamo scelto per il titolo generale dell'approfondimento: «arricchimenti».
Si tratta di tre lavori che condividono un filo conduttore, il controtransfert, e che arricchiscono, appunto, questo concetto classico facendoci entrare in modo preciso e appassionato nelle sue declinazioni contemporanee e nello specifico della sua centralità nell'analisi infantile e degli adolescenti.
Tonia Cancrini descrive la qualità, potremmo dire il potere (straordinario se sa essere maneggiato con cura) del controtransfert di permettere all'analista un rapporto diretto con l'inconscio, inconscio che vediamo nella psicoanalisi infantile presentarsi in seduta nelle forme più dirompenti e «senza parole», che necessitano di un monitoraggio delle proprie sensazioni e reazioni interne ancora più sottile - lo stesso che, come mostra invece Mirella Galeota, siamo chiamati a fare con i pazienti gravi. Il primo articolo di questo terzetto, firmato da Tonia Cancrini, mette in luce alcuni elementi trasversali alle diverse situazioni cliniche. Innanzitutto la definizione della natura del nostro lavoro - che Cancrini inserisce con naturalezza all'inizio del suo articolo, ma che non è affatto da dare per scontata - come «una psicoanalisi intesa come scambio di emozioni profonde»; il già citato contatto diretto con l'inconscio; l'intensità dei sentimenti e delle identificazioni proiettive; l'immediatezza; la necessità di sperimentare un dolore.
Il confrontarsi con l'esperienza del