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Paula Heimann, come già sottolineato da Tonia Cancrini, evidenziò l'importanza del controtransfert come aiuto fondamentale per entrare in contatto con l'inconscio del paziente e con i livelli primitivi dell'esperienza. Infatti, approfondendo tale concetto mise in luce gli affetti che l'analista prova verso tutti i pazienti, non necessariamente gravemente patologici, e considerò il controtransfert una risposta emotiva verso l'altro (il paziente) come contat-to diretto con l'inconscio. Da allora il controtransfert è stato sempre più considera-to un utile strumento per potersi avvicinare al paziente, avvertire o intuire livelli primitivi e di non integrazione e poter poi restituire al paziente medesimo la comprensione e la significazione dei suoi stessi stati mentali.
Molti pazienti non più bambini raccontano, ricostruiscono o immaginano, nel corso dell'analisi, eventi traumatici occorsi durante l'infanzia. Sappiamo che dinanzi a tali rivelazioni occorre essere prudenti, come ci ha insegnato Freud e cercare di non confondere la fantasia con la realtà. Certamente non possiamo disconoscere eventi reali accaduti nell'infanzia che lasciano, in ogni caso, tracce e ferite traumatiche nei nostri pazienti per es. un lutto di un genitore, una malattia organica o un familiare psicotico. Spesso, se eventi traumatici sono occorsi prima di aver acquisito il linguaggio verbale, come sottolinea Joyce McDougall, diventa difficile accedervi e la dimensione traumatica potrà essere intuita solo attraverso la pressione inconscia che esercita sul modo di essere del paziente e quindi percepita attraverso le nostre reazioni controtransferali.
Ogni analista sperimenta con ogni paziente molte sfumature di affetti quali amore, odio, indifferenza e la terapia psicoanalitica non può prescindere da questi.