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Con questo mio scritto vorrei riprendere alcuni dei concetti enunciati dal lavoro di Tonia Cancrini che aprono il presente Focus, per declinarli sul piano clinico. Ritengo di particolare interesse alcuni punti del lavoro della apertura di Cancrini che vorrei richiamare brevemente prima di passare alla presentazione di un caso di un'adolescente di dodici anni. Questo mi permette di illustrare l'utilizzo che si può fare di tali concetti all'interno della clinica psicoanalitica.
Cancrini non solo sottolinea l'importanza del controtransfert come aiuto fondamentale per entrare in contatto con l'inconscio del paziente e con i livelli primitivi dell'esperienza non rappresentati, ma più puntualmente ci permette di comprendere come realizzare tale difficile operazione. A tal proposito sottolinea:
il grande lavoro di comprensione e di elaborazione che l'analista è chiamato a fare quando si trova a dover contenere le massicce identificazioni proiettive del paziente: lavoro creativo di simbolizzazione di fronte al «un nucleo oscuro e inesprimibile e pertanto non comunicabile» del paziente;
la consapevolezza del proprio controtransfert che l'analista è chiamato ad attivare per discernere quanto proviene dal paziente e quanto possa essere distorto dalle proprie esperienze personali;
È dunque su un doppio versante che si muove il controtransfert dell'analista: sia esterno, inerente alle identificazioni proiettive del paziente, sia interno, inerente ai propri vissuti attivati dalle proiezioni del paziente. Un'operazione sul doppio