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Il corpo che compare nel titolo è il protagonista assoluto di questo libro: un corpo prometeico, che sfida arrogantemente e perversamente i limiti dell'umano? Anche. Ma, soprattutto, un corpo pieno di dolore e di angoscia. È l'angoscia di chi non riesce ad addormentarsi per paura che la protesi al cuore improvvisamente si fermi, come nel caso della paziente di Rita Corsa, o l'angoscia di chi si sottopone in giovane età ad un intervento mutilante per evitare le conseguenze mortali di una particolare dotazione genetica (descritta dalla senologa Alberta Ferrari) come nella asciutta, e per questo ancora più commovente, testimonianza di Silvia Mari. O ancora è la delusione profonda e amara di chi, «caduto in un corpo che non è il proprio», come scrive Angela Gesuè, si sottopone a cure pesanti per raggiungere dei caratteri sessuali che si avvicinano, ma non raggiungono mai quelli peculiari del genere a cui il soggetto sente di appartenere e il corpo si fa sede di una ancora più grande sofferenza quale luogo che testimonia la irrimediabilità della disconferma identitaria. O è l'intensa preoccupazione, espressa dall'elettrofisiologo Francesco Biscione, che al momento debito, quando l'ora fatale si avvicinerà, venga disattivato per tempo nel paziente il dispositivo che, continuando imperterrito a funzionare, renderebbe più difficile e doloroso, al corpo appunto, il trapasso. L'ultracorpo, afferma Lucia Monterosa, è legato ad un bisturi che ferisce, oltre al corpo, un Io messo di fronte alla ricerca angosciosa di nuovi equilibri a causa di un corpo improvvisamente cambiato (come testimonia, da tutt'altro vertice, l'ortopedico Gianfranco Morico).
Nella lettura di questo libro molto coinvolgente, il culmine del pathos viene raggiunto nel racconto del caso di fecondazione medicalmente assistita dove Malde Vigneri descrive in un crescendo drammatico la disperazione della paziente in seguito ai ripetuti fallimenti: ciò che dà luogo infine al concepimento è l'intuizione dell'analist