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L'81° Congrès des Psychanalystes de Langue Française dal titolo «Spazio psichico, luoghi, inscrizioni» sul tema dei traumatismi di guerra e dei genocidi, si è svolto in videoconferenza da uno studio di registrazione a Parigi dal 13 al 15 maggio, evento che avrebbe dovuto svolgersi nella città simbolo di Gerusalemme la scorsa primavera. I segretari scientifici B. Chervet e M. Aisenstein, hanno evidenziato lo sforzo necessario per riorganizzare e ripensare il tema del congresso alla luce delle attuali circostanze legate alla pandemia e ai recenti scontri in Israele che hanno reso particolarmente difficile la partecipazione dei relatori israeliani.
Come ha sottolineato la presidente della SPP, C. Baruch, parlare di «spazio psichico, luoghi ed inscrizioni» ha assunto un valore particolare in ragione sia del luogo virtuale del congresso, sia in virtù delle restrizioni degli spazi fisici e degli scambi in cui noi tutti ci siamo ritrovati a vivere nell'ultimo anno. Anno in cui «lo spazio per pensare è stato spesso l'unico orizzonte possibile, e in cui la solitudine sperimentata ha talvolta ridotto lo spazio psichico potenziale al punto da diventare un traumatismo psichico».
Si è trattato di un convegno molto ricco sul piano dei contenuti e coinvolgente sul piano emotivo, dal momento che sul tema dei traumatismi di guerra e del genocidio, sono intervenuti prevalentemente relatori la cui storia personale o familiare ha lasciato importanti tracce nei lavori presentati. Il primo rapport incentrato sulla trasmissione transgenerazionale dei traumi collettivi è stato presentato da Eva Weil e discusso da Alice Buras; mentre il secondo, incentrato sulla pratica analitica in Israele, è stato presentato da Michel Granek e Viviane Chetrit-Vatine ed è stato discusso da Claude Smadja. La relazione di E. Weil dal titolo «Luogo del traumatico, il genocidio: il nodo collettivo-individuale», è un lavoro frutto di uno studio ventennale sul tema dei traumi collettivi, in particolare dei sopravv