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1. Il bambino e le cure materne costituiscono insieme un'unità (1960a, 39; ed. it.: 44-45). L'unità non è l'individuo. L'unità è un'organizzazione individuo-ambiente. Il centro di gravità dell'essere non origina nell'individuo. È nell'organizzazione totale (1952, 99; ed. it.: 122).
1.1 In accordo con questa tesi, un ambiente sufficientemente buono nella primissima fase consente all'infans di cominciare a esistere, di avere esperienze, di costruire un io personale, di dominare gli istinti e di affrontare tutte le difficoltà inerenti alla vita (1956, 304: ed. it.: 362).
2. Sarebbe sbagliato sostenere che la gratificazione istintuale (alimentazione etc…) o la relazione d'oggetto (relazione con il seno) precedano l'organizzazione dell'Io (cioè che l'Io infantile sia rafforzato dall'Io materno) (1960a, 49; ed. it.: 57). Non esiste l'Es prima dell'Io (1962a, 56; ed. it.: 67).
2.1 È necessario postulare uno stato non integrato a partire dal quale avviene l'integrazione. L'infans che conosciamo come unità umana, al sicuro nel grembo materno, non è ancora un'unità in termini di sviluppo emozionale. Se esaminiamo (questo) dal punto di vista dell'infans (sebbene l'infans non possa, in quanto tale, avere un punto di vista) la non-integrazione è accompagnata dall'inconsapevolezza (1954-67b, 116; ed. it.: 133).
2.2 L'Io si basa su un io corporeo, ma è solo quando tutto va bene che il bambino come persona comincia a essere collegato con il corpo e con le funzioni corporee, con la pelle in quanto membrana limitante. […] L'Io inizia il rapporto con l'oggetto (1962a, 59; ed. it.: 71-2).
2.3 In ogni individuo vi è una storia precoce del Super-io: l'introietto può diventare umano e simile al padre ma, nei primi stadi, gli introietti superegoici, usati per controllare gli impulsi e i prodotti dell'Es, sono subumani e, infatti, sono quanto mai primitivi (1958, 19; ed. it.: 16).