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1. È opportuno considerare il pensiero (thinking) come il risultato di due diversi processi di sviluppo. Il primo è lo sviluppo di pensieri (thoughts). Questi richiedono un apparato deputato a trattare con essi. Il secondo sviluppo è pertanto quello di questo apparato, che chiamo provvisoriamente pensiero. Il pensiero è chiamato in essere per trattare i pensieri. Va notato che ciò differisce da ogni teoria che consideri i pensieri come un prodotto del pensiero, per il fatto che il pensiero è uno sviluppo forzato dalla pressione dei pensieri sulla psiche - non il contrario (1962a, 305; ed. it.: 170).
1.1 I «pensieri» possono essere classificati, in base alla loro evoluzione, in pre-concezioni, concezioni o pensieri, e infine concetti. I concetti sono nominati e pertanto fissati in concezioni o pensieri. La concezione origina dalla congiunzione di una pre-concezione con una realizzazione. La pre-concezione può essere considerata l'analogo in psicoanalisi del concetto di «pensiero vuoto» di Kant. Un modello psicoanalitico può essere fornito dalla teoria che il bambino ha una disposizione innata corrispondente all'aspettativa del seno. Quando la pre-concezione entra in contatto con una realizzazione che si avvicina ad essa, l'esito mentale è una concezione. In altri termini […] la congiunzione di una pre-concezione con la sua realizzazione produce una concezione (1962a, 306; ed. it.: 171).
1.2 Limito il termine «pensiero» all'incontro di una pre-concezione con una frustrazione (1962a, 307; ed. it.: 171-172).
1.3 Se la capacità di tollerare la frustrazione è sufficiente il «no-seno» interno diventa un pensiero e si sviluppa un apparato per «pensare» (1962a, 307; ed. it.: 172).
1.4 Se la capacità di tollerare la frustrazione è inadeguata, l'oggetto interno cattivo «no-seno» […] mette la psiche di fronte all'esigenza di decidere tra l'evasione dalla frustrazione o la sua modificazione. L'incapacità di tollerare la frustrazione prende la via dell'ev