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Nello scritto del 1958, On the development of Mental Functioning, che costituisce una sorta di «compendio» finale del suo pensiero, Melanie Klein presenta, in modo sistematico, gli aspetti innovativi del suo contributo alla metapsicologia: «il tentativo», scrive, «di portare avanti le teorie fondamentali di Freud alla luce delle conclusioni derivate dai progressi conseguiti nella pratica clinica».15«Sebbene le mie conclusioni siano basate sulle scoperte di Freud degli istinti e della loro influenza sulle diverse parti della mente, gli sviluppi che ho suggerito comportano numerose differenze […]. L'enfasi di Freud sulla libido fu molto più grande di quella posta sull'aggressività […]. Egli non dette sufficiente peso all'aggressività nel suo impatto sulla vita emozionale. Forse per questo non sviluppò pienamente la sua scoperta dei due istinti e sembrò riluttante ad estenderla all'intero funzionamento mentale. […] Se però la concezione di Freud dei due istinti va assunta come la sua conclusione ultima, l'interazione degli istinti di vita e di morte va considerata governare l'intera vita mentale» (Klein, 1958).16
Da questo postulato discendono le principali divergenze tra la sua visione e quella di Freud: la concezione delle prime relazioni oggettuali e delle funzioni dell'Io, della formazione del Super-io, dell'angoscia e delle difese primarie, quali espressioni del funzionamento psichico a fronte «del potere omnipervasivo degli istinti di vita e di morte» (Klein, 1958), il conflitto tra i quali sta a fondamento di tutta la dinamica psichica.
La distruttività, in particolare, assume nella teoria kleiniana un ruolo centrale, condizionando fin dall'inizio il costituirsi del rapporto con la realtà: la spinta libidica