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1 Un punto saliente del confronto fra la teoria dell'Io di Freud e quella di Hartmann è la concezione dei rapporti fra realtà interna e realtà esterna. Essa rimanda alla natura del rapporto fra principio di piacere, principio di realtà e funzioni dell'Io. Sebbene Hartmann sottolinei i caratteri di risonanza e continuità delle proprie posizioni con quelle di Freud, la sua concezione circa la genesi e l'autonomia primaria dell'Io propone significative alternative alle concezioni freudiane sullo sviluppo e le funzioni dell'Io.
Pur riconoscendosi negli sviluppi freudiani del concetto di Io, da istanza prevalentemente difensiva e inibitoria, a struttura con funzioni complesse di organizzazione e adattamento alla realtà esterna, Hartmann individua tuttavia nello sviluppo delle funzioni dell'Io una variabile in parte indipendente dai processi adattivi dettati dalla realtà esterna, così come erano stati descritti da Freud. Per Freud, infatti, il passaggio dal principio di piacere al principio di realtà avveniva ad un certo punto dello sviluppo individuale, quando le pulsioni dell'Io soggiacevano all'influenza del principio di realtà e l'Io doveva risolversi a rappresentarsi «le condizioni reali del mondo esterno», tentando di modificare la realtà esterna o quella interna (Freud, 1911). Hartmann considera questa teoria del rapporto fra realtà interna ed esterna una anticipazione della Psicologia dell'Io, ma ritiene necessario presumere che nel processo di riconoscimento della realtà esterna siano presenti fin dalla nascita elementi che costituiranno la sfera dello sviluppo autonomo dell'Io; una «variabile indipendente», parzialmente primaria dell'Io: «Se l'Io abbia una parte primaria nell'instaurarsi del principio di realtà costituisce un problema la cui soluzione differirà a seconda che si consideri l'Io un agente attivo fin dal principio […] o come qualcosa da far risalire all'effetto dell'interagire della realtà con le pulsioni».23