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L'Io occupa nella teorizzazione di Winnicott un posto centrale evidenziato nell'Assioma 2: «Sarebbe sbagliato sostenere che la gratificazione istintuale (alimentazione etc…) o la relazione d'oggetto (relazione con il seno) precedano l'organizzazione dell'Io (cioè che l'Io infantile sia rafforzato dall'Io materno). Non esiste l'Es prima dell'Io».
Rispetto alla posizione freudiana, l'intento dell'Autore è quello di porre come prioritario il compito evolutivo di costruzione dell'Io, piuttosto che quello di sovvertire il rapporto di derivazione dell'Io dall'Es. Lo scarto concettuale maggiore si evidenzia con Klein che teorizza un Io presente sin dalla nascita «sebbene in forma rudimentale e grandemente priva di coesione» (Assioma 2) e necessitante un lavoro di integrazione progressiva, contro la tendenza alla disintegrazione.
Il discorso sull'Io è approfondito e ampliato secondo due embricate direttrici teoriche.
Nella prima direttrice, che attiene alle dimensioni costitutivamente relazionali dell'Io, viene enfatizzata la funzione facilitante delle cure materne cui il bambino aggiunge la sua dotazione somato-psichica al fine di creare «un'organizzazione individuo-ambiente» (Assioma 1) che richiede una temporalità per evolvere verso una struttura più precipuamente relazionale, matrice della possibilità «di cominciare a esistere, di avere esperienze, di costruire un Io personale, di dominare gli istinti» (Assioma 1.1).
L'idea di una relativa indifferenziazione iniziale tra il seno materno e l'infans, e di una graduale costruzione dell'oggetto, si ritrova anche nel pensiero freudiano: «All'inizio il seno non viene distinto dal proprio corpo; fino a quando, dal momento che così spesso dal bambino non viene trovato deve essere separato dal corpo e