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1 L'apporto più originale di Kohut è la concezione del Sé143, in vari modi già circolante nella cultura psicoanalitica post-freudiana. Rispetto al preciso statuto della nozione di Io nella concezione freudiana, la nozione di Sé appare decisamente meno definita e senza rigorosi statuti che la determinino; si tratta di un concetto con una progressiva estensione nel lessico e nei modelli teorici della psicoanalisi, a partire dall'uso che ne fanno Winnicott ed Hartmann, intorno agli anni ‘40 e ‘50. Questo statuto, centrale ma anche non definitorio del Sé, è chiaramente espresso da Kohut quando afferma che: «Le richieste di una definizione esatta della natura del Sé trascura il fatto che «il Sé» non è un concetto di scienza astratta, ma una generalizzazione derivata da dati empirici […]. Possiamo descrivere le varie forme coesive in cui appare il Sé, possiamo mostrare le diverse componenti che costituiscono il Sé e spiegare la loro genesi e funzioni […]. Possiamo fare tutto questo, ma non possiamo ancora conoscere l'essenza del Sé».144
Kohut non mette radicalmente in discussione la teoria dell'apparato psichico di Freud. La psicologia del Sé, a differenza di tutto il corpus teorico freudiano, non è una teoria ad alto livello di astrazione, ma si configura come un modello osservativo. Se l'Es, l'Io e il Super-io sono in Freud istanze psichiche (Provinzen, Istanzen, Bezirch), il Sé di Kohut è un contenuto mentale che appartiene a un livello di astrazione diverso, non metapsicologico, ma personologico.
Il tentativo di descrizione del Sé, da parte di Kohut come contenuto (content) e struttura (structure) dell'apparato mentale, ma non come istanza (agency) (Kohut, 1971), può risultare problematico, poiché non appare chiaro come il Sé