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Come tutti i libri che raccolgono gli scritti di una vita, questo testo di Carla Rufina Zennaro - nel suo insieme una ricca esperienza di riflessione teorica - ci offre il premio supplementare di permetterci di conoscerla tramite i fili rossi che, attraversando i diversi articoli e i diversi tempi, tracciano le costanti di un pensiero, i nuclei caldi di contenuti e forma che, nella loro persistenza, delineano i lineamenti dell'autore.
Cercherò di evidenziare quelle che mi sono apparse le caratteristiche più originali e pregevoli del testo e insieme, quindi, dei modi di pensare e di essere analista dell'autrice.
Gli scritti del volume, che vanno dal 1990 al 2016, pur se intrecciati in un disegno di grande armonia, possono essere suddivisi in tre ambiti principali.
Il primo rimanda all'inizio della sua attività professionale che vede Carla Zennaro, giovane medico, specializzarsi a Zurigo, e soprattutto vivere e lavorare nel Sanatorium Bellevue a Kreuzlingen, diretto da Ludwig Binswanger junior, dove le viene affidata la responsabilità di una piccola comunità terapeutica autogestita da pazienti prevalentemente psicotici, di nazionalità e lingue diverse. Tale fondante esperienza, che la connota fin da subito incline ad una assoluta e coraggiosa vicinanza con i pazienti, troverà spazio e rielaborazione anche in lavori recenti come Psichiatria, fenomenologia, psicoanalisi e Convergenze tra fenomenologia e psicoanalisi , nei quali le due forme di sapere, che hanno sempre convissuto nella sua pratica terapeutica, sono avvicinate e rimesse a confronto.
Nel secondo troviamo scritti legati al suo impegno istituzionale, connessi alla sua attività di analista con funzioni di training: L'irriducibile intersoggettività della situazione di supervisione ; Primo incontro. Sul filo del rasoio , a proposito del primo colloquio con il paziente; Errare humanum est, lezione plenaria sugli errori che ogni analista non può che commettere, tenuta a tutti gli allievi della sezione veneto-emilian