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La prima questione affrontata da questo libro fondamentale è il problema dell'identificazione. Si tratta di una questione che riguarda la formazione dell'identità di ciascuno, sospinta, per usare un'espressione felice di Dina Vallino, dall'«attrazione fatale dell'identificazione», ma che ha anche implicazioni e declinazioni sociali legate a meccanismi complessi e su cui è sempre importante riflettere, come la capacità di immedesimazione e di lasciar spazio all'altro, all'estraneo. Ti chiedo cosa vuoi dirci dell'attualità di questo tema riprendendo due passaggi di Psicologia delle masse e analisi dell'Io:
«L'identificazione è nota alla psicoanalisi come la prima manifestazione di un legame emotivo con un'altra persona» e «Nella vita psichica del singolo l'altro è regolarmente presente come modello, come oggetto, come soccorritore, come nemico e, pertanto, in quest'accezione più ampia ma indubbiamente legittima, la psicologia individuale è al tempo stesso, fin dall'inizio, psicologia sociale».
S.T. La nostra identità è radicata in un terreno di co-appartenenza mediata dai nostri sensi, incluso il sistema gestuale/sensomotorio (il movimento effettivo/potenziale del corpo che è percezione propriocettiva di sé e del mondo). All'inizio della nostra vita siamo immersi in un complesso insieme di profumi/odori, suoni/rumori, colori, panorami, squarci, prospettive, gusti, sensazioni tattili, temperature, atmosfere emotive che variano e si declinano in mille sfumature. È importante che, pur nel contrasto necessario che le differenzia e le rende significative, queste sensazioni/impressioni/emozioni non di disconnettano tra di loro, che la trama unitaria della loro tessitura