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Il titolo di questo libro non poteva non evocarmi le Esplorazioni psicoanalitiche di Winnicott, che i curatori vollero così chiamare per evidenziare lo stretto legame tra l'aspetto esperienziale della clinica e lo sviluppo del pensiero del Maestro. Una connessione che certamente non manca in queste Esplorazioni di Basilio Bonfiglio.
E, ancora sul titolo, Bonfiglio si riferisce ‘alla’ psicosi e non ‘alle’ psicosi, dichiarando così fin da subito la scelta di tenere sullo sfondo la questione della/delle diagnosi, preferendo guardare ad una categoria il più ampia possibile, nella quale siano compresi tutti i funzionamenti basilari della psicosi, per poter da lì avventurarsi ad indagarne le origini.
Pur riconoscendo alla diagnosi una sua utilità in altri contesti, ritiene che questa possa trasformarsi, specie nella relazione con i pazienti psicotici, in un ostacolo per l'ascolto libero dello psicoanalista.
Lungi dal riduzionismo autosufficiente, l'Autore conosce bene quanto contino le collaborazioni tra professioni diverse in questo campo, anche per avere vissuto la vita dei Servizi di Salute Mentale, dapprima nel Servizio, in seguito a lungo al Servizio (Bonfiglio, 1999) come supervisore in molti contesti istituzionali.
La visione squisitamente psicoanalitica è quella che egli sceglie, riconoscendole un primato anche circa le potenzialità terapeutiche: quale altro metodo consente infatti di cogliere i funzionamenti consci ed inconsci di paziente e terapeuta in relazione, e di promuoverne trasformazioni e sviluppo?
Il volume si apre con una raffinata Presentazione di Giuseppe Civitarese, sulla quale avrò occasione di tornare.
Il nodo centrale dell'opera risiede nella seguente intuizione di Freud del 1925: «Tra la vita intrauterina e la prima infanzia vi è più continuità di quel che non lasci credere l'impressionante cesura dell'atto della nascita. L'oggetto materno psichico sostituisce per il bambino la situazione fetale biologica» (35). Siamo condotti