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Il lavoro propone una distinzione fra processi in après-coup che utilizzano il dispiegamento rappresentativo, permettendo l'espansione e la trasformazione del senso, e altri che difettano di questa possibilità, «ruotando» intorno all'asse della ripetizione non trasformativa. In tali casi il difasismo scenico, la costruzione di una nuova scena atta a rappresentare/simbolizzare il primo colpo, fallisce nel suo compito e si dispiega allora un trattamento - nel reale - del trauma primario. Il caso clinico di un paziente grave e della sua invenzione delirante permette di approfondire l'estrema difficoltà di istituire, nell'analisi, un'altra scena e di aprire uno spazio associativo, che in quanto tale trasporterebbe con sé il ricordo e il confronto con il trauma. L'oscillazione metaforo-metonimica, propria ai processi psichici, si piega in tali casi dal solo lato della concretezza, della fobia del pensiero, della permanenza nell'inamovibile.
PAROLE CHIAVE: Après-coup, delirio, difasismo scenico, metafora, metonimia.