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Nathalie Zaltzman è stata una psicoanalista di grande rilievo nell'ambito della psicoanalisi francofona in primo luogo, ma anche in altre aree culturali e linguistiche, attraverso le traduzioni in spagnolo e in inglese. In Italia la sua opera è conosciuta grazie alla traduzione da parte di Barbara De Rosa del libro Lo spirito del male (il libroL'esprit du mal uscì come numero monografico legato alla rivista penser/rever, diretta da Michel Gribinski, di cui fu ella stessa redattrice) e alla traduzione di due suoi articoli, che fanno parte del libro De la guérison psychanalitique, di prossima uscita in traduzione italiana.1
Fu protagonista indiscussa, come membro del Quatriéme Groupe e collaboratrice la rivista Topique (di cui fu co-direttrice, insieme a S. de Mijolla e J-P Valabrega, dopo la morte della fondatrice, Piera Aulagnier) di quella lunga stagione che dagli anni Settanta del secolo scorso alla fine degli anni Novanta vide svilupparsi i maggiori dibattiti psicoanalitici, dei quali cui possiamo dirci tutt'ora eredi.
Ogni uscita di un suo nuovo articolo era considerato un ‘evento’: era una psicoanalista che sapeva porre e porsi domande, scomode spesso, perché il suo scopo, così mi è sempre sembrato, era quello di opporsi alle spinte che dall'interno del movimento psicoanalitico potevano far pensare al prevalere di attitudini da un lato, si direbbe, ‘burocratiche’ sul piano istituzionale, dall'altro concilianti sul piano teorico-clinico.