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Con l'inizio del nuovo millennio sono molto aumentate le pubblicazioni che, nel campo delle scienze sociopolitiche, fanno ricorso a criteri interpretativi di matrice psicoanalitica. Tra gli psicoanalisti che più hanno contribuito a sollecitare questa attitudine interdisciplinare c'è Donald Winnicott. Come Rivista ci è parso utile trovare un modo per dialogare con rappresentanti di discipline altre dalla psicoanalisi che hanno di recente mostrato di voler mettere alla prova nozioni e concetti forgiati dal «pensiero clinico» di Winnicott. Per tracciare le vie di scambio tra la dimensione propriamente clinica e quella filosofica-politica-sociale del lascito winnicottiano, le abbiamo guardate da punti di vista differenti, indicati da ricercatori non psicoanalisti e da una collega che pratica la clinica, ma che ha fatto ricorso ad uno specifico aspetto del pensiero di Winnicott per analizzare un altrettanto specifico fenomeno socio-politico; a queste indicazioni abbiamo accostato quelle di Paolo Fabozzi. Oltre che a lui, abbiamo quindi rivolto nove domande (quattro uguali per tutti, cinque ad personam) a Matthew Bowker, Amy Buzby, Carmelo Colangelo, David McIvor e Sally Swartz.
PAROLE CHIAVE: Democrazia, politico, spietatezza, uso di un oggetto, Winnicott.