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Idue articoli che presentiamo in questa sezione percorrono due diverse prospettive teoriche: quello di Irene Ruggero, Inconscio - Inconsci in una prospettiva relazionale, segue la via della svolta relazionale e dell'importanza della dinamica relazionale inconscia; La psicoanalisi e il non rappresentato: Cornice, sito e processo di Howard Levine indaga, attraverso la teorizzazione di Bion, le trasformazioni necessarie per passare dalle temute emozioni grezze alla pensabilità. La lettura dei due articoli è l'occasione di mettere a confronto i diversi linguaggi - dovuti alle due distinte teorizzazioni - che convergono verso tutto ciò che è inconscio. La clinica impegna gli analisti a giungere, attraverso il materiale offerto dal paziente, ad una interpretazione. Ma, nonostante continuiamo a definire la psicoanalisi una cura della parola, siamo da tempo consapevoli dell'esistenza di una gran quantità di elementi somato-psichici (una pluralità di forme espressive, di diversi funzionamenti inconsci) impossibilitati a divenire coscienti, e quindi narrabili in parole, in quanto avvenuti in un tempo precoce, quando il sistema psichico era ancora incapace di pensarli. Nel primo articolo, a partire da un frammento clinico Ruggero mostra come al posto del pensiero ci siano azioni, parlanti se comprese, o enactment, che possono permettere alla coppia analitica di rivivere nel presente della situazione analitica qualcosa avvenuto nel passato e non ancora integrato; qualcosa che, se condiviso e partecipato da entrambi, potrà assumere un senso, giungendo ad una rappresentabilità e diventando pensabile. Non tutto ciò che appartiene alle nostre memorie sensoriali precoci si integra nella memoria rappresentativa; il resto rimane nella «memoria implicita» e va a costituire quella parte dell'inconscio che definiamo «non rimosso», dove risiede il risultato dell'introiezione delle qualità dell'oggetto primario. Se questo frutto ha le caratteristiche del trauma, del trauma cumulativo o di