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La psicoanalisi si occupa della realtà psichica piuttosto che di quella sensuale: l'inconscio, il non formato (non rappresentato e non rappresentabile), gli impulsi pulsionali, le emozioni, i vissuti emotivi, i «fatti» crudi e non metabolizzati della percezione. Si tratta di elementi o qualità psichiche che sfidano la piena comprensione, l'esplicitazione e la traduzione (trasformazione) in parole. Eppure, «fornire un contenuto a ciò che è sperimentato solo in forma non rappresentabile è un compito fondamentale dell'apparato psichico»: come analisti, dobbiamo affidarci alle parole per rivelare e trasmettere ciò che le parole non possono mai comprendere o parlare pienamente. Uno studio approfondito di Freud dalla prospettiva del lavoro di Bion, Winnicott, Green e altri implica che è utile pensare e parlare della psiche - e dell'inconscio - come di domini rappresentati (il nevrotico-normale; l'inconscio represso o dinamico) e non rappresentati (l'Es; l'inconscio non strutturato), che utilizzano diverse modalità di comunicazione. Queste sono inestricabilmente intrecciate e operano simultaneamente. Essi forniscono le «parole» (i significati semantici) e la «musica» (il «giro» para-verbale) del nostro discorso. Le implicazioni di questa visione della psiche e del suo funzionamento sono esaminate in relazione alle formulazioni di Bleger sul setting psicoanalitico.
PAROLE CHIAVE: Inconscio dinamico, inconscio non strutturato, pulsione, identificazione proiettiva, situazione epistemologica fondamentale, stati non rappresentati, rappresentazione, setting analitico, sito analitico.