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Culture di gruppo: Per un'antropologia del gruppo psicoanalitico raccoglie alcuni tra i più interessanti articoli, che Alfredo Lombardozzi ha scritto nel corso degli ultimi dieci anni. Il volume è completato da due introduzioni, rispettivamente di Giorgio Corrente e di Alessandro Bruni, e da una post-fazione di Roberto Beneduce.
Lombardozzi è psicoanalista, terapista di gruppo e antropologo, Corrente e Bruni psicoanalisti e terapisti di gruppo, Beneduce medico ed etnopsichiatra. L'insieme di queste diverse competenze risulta funzionale ad affrontare un argomento tanto complesso come è il rapporto tra psicoanalisi di gruppo e antropologia.
I temi trattati nel libro sono numerosi, ne ricorderò soltanto alcuni: le tendenze distruttive ed i processi creativi che si sviluppano nelle istituzioni di cura, il gruppo come agente che può promuovere o ostacolare il positivo costituirsi dell'identità dell'individuo, la messa a fuoco di una relazione dinamica tra individuo e gruppo (koinonia).
Lombardozzi affronta questi ed altri temi con intensa partecipazione personale, valendosi della sua conoscenza profonda della antropologia e della psicoanalisi ed anche della filosofia e della mitologia. Egli infine opportunamente apporta al libro i risultati di una lunga ed estesa pratica clinica.
Un esempio di come egli impieghi questi diversi apporti è offerto dal capitolo in cui utilizza il mito di Dioniso come possibile chiave per la comprensione di alcuni aspetti che caratterizzano il mondo post-moderno (iper-moderno, ultra-moderno). Mi riferisco all'eccesso, all'avidità etero e autodistruttiva, all'oscillare tra rigido controllo e sfrenato vitalismo, all'uso diffuso di droghe come mezzo per spegnere i dolori, dispensare sonno, indurre oblio dei mali e delle fatiche, procurare l'accesso ad un'altra dimensione che liberi da quella della vita quotidiana.
Lombardozzi - nel capitolo - prende avvio da alcune indicazioni di Francesco Corrao. Egli, in Modelli della cura. Mito Passione Memoria, a