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Come ho già accennato in un precedente editoriale il tema del Rischio, condiviso con la rivista Psiche, ispira l'immagine di copertina, caratterizzante il corrente anno, che rappresenta il mito greco di Icaro. Nel momento in cui ho potuto leggere ed approfondire i lavori pubblicati ho avuto un senso di disorientamento e di soddisfazione allo stesso tempo. I lavori proposti hanno corrisposto in modo adeguato all'idea che, insieme a tutta la redazione, mi ero fatto nel progettare il numero monografico. Ogni contributo, a suo modo, affronta il problema approfondendo un argomento con un taglio specifico e, allo stesso tempo, è collegato ad aspetti più generali. In questo senso il numero, nella sua organizzazione, sembra abbastanza coerente. Nonostante ciò la sensazione, come spesso avviene in questi casi, è quella che si siano aperte prospettive e tematiche molto complesse e che lo spazio del numero, nonostante sia di un certo rilievo, non sia sufficiente a dare un qualche inquadramento al tema del rischio. Insomma, abbiamo qualche strumento di riflessione in più, ma, com'era prevedibile ed anche auspicabile, si sono aperte più domande che formulate risposte.
D'altronde il termine rischio, come hanno suggerito alcuni autori che hanno partecipato al numero contiene nel suo significato etimologico diversi elementi quali cesura, indeterminatezza e imprevedibilità.
Come Ulrich Beck ha suggerito nei suoi importanti lavori il rischio ha assunto una dimensione globale e attiene ad uno stato mentale diffuso di attesa e di anticipazione della catastrofe. Si colloca in questi termini nel futuro. Infatti, il rischio non corrisponde alla catastrofe in quanto, anticipandola, è una forma di annuncio, mentre la catastrofe ha a che fare con il verificarsi nel presente di episodi disastrosi dovuti a gravi condizioni critiche dell'esistenza e della situazione ambientale. La componente mentale, emotiva e cognitiva del rischio in realtà si pone, in quest'ottica, fuori dal tempo e in qualche