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Si propone di differenziare il suicidio dai tentativi (o anche comunicazioni) di suicidio. Sul piano dinamico il primo rappresenta la perdita netta di ogni investimento nel/sul Sé, mentre il secondo ne rappresenta un estremo e potente investimento. I tentativi di suicidio non sono la ricerca della morte, ma il tentativo di adeguare le potenzialità del corpo alle potenzialità del Sé. Il corpo, quindi viene convocato ad una funzione tampone (buffer) di angosce incontenibili sul piano affettivo o simbolico. Infine, il contenimento dei tentativi di suicidio può essere possibile attraverso modificazioni del setting che, nella logica del Processo di enactment, sono sollecitate transferalmente dal paziente. L'analista modula e cura un setting in cui il paziente possa rintracciare elementi specifici che dicono della propria presenza e che l'analista introduce come segnale concreto della propria capacità di ascolto intimo.
PAROLE CHIAVE: corpo-buffer, enactment, Sé deforme, setting, tentativi di suicidio.