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Il titolo dello scritto di Cono Aldo Barnà e Chiara Benedetti, «Il Narcisismo tra mito, metapsicologia e clinica», presentato il 27 maggio 2022 al Congresso Nazionale della Società Psicoanalitica Italiana tenutosi a Napoli, definisce già chiaramente il percorso che gli autori seguiranno nel loro itinerario attorno al tema del narcisismo.
Essi iniziano dal mito che, come affermano, già contiene le difficoltà teoriche e cliniche poste dal narcisismo. Il mito di Narciso, narrato da Pausania, si è tramandato dal mondo greco e ha trovato una sua strutturazione narrativa in Ovidio per essere poi ripreso nel medioevo dove è stata posta l'enfasi sulla morte del giovane Narciso, la sua pena all'inferno e la sua redenzione nel rinascere fiore. Nel rinascimento è stato rivisitato da Francesco Bacone come monito alla vanità, sino ad arrivare a Rousseau e diventare generatore di moltissime imprese artistiche e letterarie.
Nel mito, Narciso si innamora di un riflesso, di una immagine idealizzata di sé: un deficit di rispecchiamento che ha come conseguenza il ripiegamento sull'amore di sé e lo stabilirsi della riflessività che prende il posto della polarità sè-altro.
Gli autori fanno poi riferimento, nel mito, alla figura di Eco per rappresentare la posizione mortificata e masochistica di chi cerca di entrare in relazione con Narciso. Eco non parla, ripete, è uno specchio sonoro che porta sul piano acustico il riflesso visivo. Respinta dal giovane Narciso, essa si consuma e resta solo voce. Narciso non ha interesse per l'esperienza dell'altro e non può entrare in una relazione empatica con lui. Il bisogno di riconoscimento determina un deficit di mentalizzazione che non rende possibile tenere in considerazione ciò che accade nella mente altrui.
Il rimanere incantato dalla sua immagine riflessa, continuano gli autori, rimanda alla sfera dell'identità personale, della sua definizione e della messa in crisi della stessa attraverso un fraintendimento fra identità e alterità e fra l'essere