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La sfida del convegno di Napoli, Oltre Narciso e le solitudini, è stata come avvicinare sul piano sia teorico che clinico l'area del trauma precoce, nella sua dimensione individuale, sociale e transgenerazionale e come l'analista possa trovare con il paziente una modalità per attraversare aree inespresse e impensabili, senza esserne a sua volta devitalizzato e riuscire a introdurre la dimensione dell'altro, la relazione d'oggetto, così temuta e fuggita.
Ofra Eshel, analista con funzioni di training della Società Israeliana di Psicoanalisi, ha dedicato la sua relazione della seconda giornata del convegno ai cambiamenti della tecnica descrivendo come una differente dimensione della clinica abbia permeato il suo lavoro con i pazienti gravi ma non solo, anche per attraversare le situazioni di impasse in cui l'analista sente di essere incapace a relazionarsi emotivamente con il paziente e soffre nel transfert poiché sente negata la propria esistenza di individuo separato, differenziato.
Eshel ricorda che Freud, in Inizio del trattamento del 1913, osservava che ove predominavano angosce esistenziali dovute a profonde deprivazioni infantili, come nelle nevrosi narcisistiche e nelle psicosi, la psicoanalisi tradizionale non fosse efficace poiché non riusciva a sviluppare la nevrosi di transfert.
Eshel approfondisce il mito di Narciso evidenziando come egli, al pari di molti altri personaggi della mitologia greca, sia nato dalla violenza, dallo stupro della madre, la ninfa Liriope, posseduta e abbandonata da Cefiso, dio del fiume. Per questo Narciso, da tutti desiderato per la sua straordinaria bellezza, teme e rifugge ogni contatto con l'altro e si rispecchia in solitudine sulla superficie dell'acqua nella disperata ricerca dello sguardo d'amore che avrebbe tanto desiderato dalla propria madre.
Rimarca l'importanza nella patologia narcisistica del trauma originario e dell'ambiente affettivo primario richiamando la funzione di specchio della madre che restituisce al bambino il p