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Egon Schiele compare nell'esergo del volume con queste parole: «ho seminato davanti a loro sentieri sormontabili»1. La proposta di seminare, che inevitabilmente rimanda al riscontro del seminato, anche al di là della straordinaria evocazione poetica delle parole di Schiele, ritorna nel testo e si intreccia con il lavoro prospettico volto alla configurazione, alla rappresentazione immaginativa e alla pittura, come si coglie nel gioco di parole tra peindre(dipingere) e depeindre (dipendere), gioco irriproducibile al di fuori del francese.
Matôt, nelle pagine del prologo in cui comincia a guidare il lettore in questo complesso cammino che parte dall'informe, sembra soffermarsi da subito sulla domanda riguardo alla percorribilità dei sentieri di cura, poiché molte situazioni della clinica di oggi non trovano la strada, alcuni la trovano sbarrata, altri trovano ostacoli in-sormontabili.
La sormontabilitàè il vero raccolto della semina? Certo non senza dolore visto che uno degli scopi di questa coltura sarebbe che essa stessa possa essere poi vissuta come una creazione personale. Dunque come andare verso questi luoghi-destinazioni seminando? La traduzione della metafora in termini analitici fatta da Matôt si sviluppa a partire da un «processo di decostruzione del contratto narcisistico primario» (p. 9), riferito, si può intendere, al concetto di contratto narcisistico proposto da Piera Aulagnier, che ritornerà nella sua trattazione. Questo contratto, se offre un posto al bambino che nasce, gli offre anche un'eredità e dei debiti, debiti che possono ostacolare i percorsi di una crescita e di un‘«esistenza personale» (ivi), dice Matôt, e aggiungerei che possono fare da impedimento ad un‘esistenza soggettiva. Il contratto narcisistico, che è tale, per come lo ha definito per prima
Tutte le parti tra doppie virgolette si riferiscono ad una traduzione che è sempre mia.
Piera Aulagnier, proprio perché alla famiglia si associano nel contratto i garanti sociali, è una sorta di