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La storia della medicina ha una grande tradizione nei Paesi di lingua tedesca e con essa il libro di Marina D'Angelo ci mette direttamente in contatto. Fino a qualche anno fa tutte le facoltà di medicina di lingua tedesca erano dotate – a differenza di quelle italiane – di un proprio istituto di storia della medicina, ossia fino a quando la storia della medicina fu abbinata all'etica medica. Penso alla tradizione legata a grandi nomi come quelli di Henry Sigerist (1891-1957) e di Erwin Ackerknecht (1906-1988). Io stesso promossi la conoscenza del lavoro di quest'ultimo nel nostro Paese curando e traducendo il suo capolavoro di concisione ed accuratezza che è la Breve storia della psichiatria – uscita nel 1999 con una prefazione di Loris Premuda (1917-2012), insigne storico della medicina padovano che lo aveva conosciuto di persona. Si tratta di una tradizione di studio della storia della medicina che permise allo storico della medicina dell'Università di Tubinga Gerhard Fichtner (1932-2012), che l'aveva pienamente assimilata, di applicarla alla storia della psicoanalisi. Questo è il background scientifico e culturale che ha sostenuto e reso possibile un'impresa eccezionale come la cura dei cinque volumi delle cosiddette Brautbriefe, le 1.539 lettere scambiate da Freud e dalla fidanzata Martha Bernays – di cui ho recensito lo scorso anno i primi due volumi. In quest'impresa Fichtner poté contare sulla collaborazione sia di Ilse Grubrich-Simitis che del suo più importante allievo, Albrecht Hirschmüller, il Doktorvater di Marina D'Angelo – anch'egli capace di capire la calligrafia di Freud e di trascriverne le lettere. A monte del libro in parola c'è infatti la tesi del dottorato di ricerca dall'autrice concluso all'Università di Tubinga nel 2019.
Se a Fichtner dobbiamo anche un inestimabile strumento di ricerca come la catalogazione dei libri della biblioteca londinese di Freud (vedi Davies e Fichtner 2006), minore è stata la risonanza internazionale dei molti importan